CALCIOPOLI 20 IMPUTATI ASS. A DELINQUERE
| Calciopoli: 20 imputati associazione |
| Anche gli arbitri Racalbuto, Cassara', Dattilo e Bertini |
(ANSA) - NAPOLI, 10 LUG - Sono 20, e non 16, gli imputati di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva nell'ambito dell'inchiesta su "Calciopoli". L'elenco: Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini, Paolo Bergamo, Pier Luigi Pairetto, Tullio Lanese, Massimo De Santis, Maria Grazia Fazi, Gennaro Mazzei, Francesco Ghirelli, Duccio Baglioni, Ignazio Scardina, Mariano Fabiani, Salvatore Racalbuto, Stefano Cassara', Antonio Dattilo, Paolo Bertini, Marco Gabriele.Tiziano Pieri e Marcello Ambrosino. |
IL TESORO DI MOGGI 150 MILIONI DI E
Calciopoli, maxiprocessi in arrivo
Pronti rinvii a giudizio e udienza Gea
Calciopoli si avvia al secondo atto. Secondo 'La Repubblica' la Procura di Napoli sta per emettere i rinvii a giudizio dei 48 indagati per associazione a delinquere per frode sportiva. Mentre a Roma si apre il processo alla Gea di Alessandro Moggi, accusata di aver distorto il mercato calcistico degli ultimi anni. Si cerca anche il "tesoretto" di Luciano Moggi che, fonti dei Pm, vorrebbero allo Ior, la banca vaticana.
Calciopoli atto secondo. Dopo un anno tornano ad affacciarsi nelle varie procure tutti quei "furbetti del quartierino" calcistico, facce note e meno note, atti alla mano, negli anni passati, con i loro intrighi, hanno letteralmente sconvolto il mondo del pallone nostrano. Dopo le sentenze di Caf, Corte Federale e Camera di Conciliazione del Coni, dopo i ricorsi al Tar del Lazio, adesso spetta alle procure il compito di indagare e fare ulteriore chiarezza. Napoli e Roma saranno al centro dell'attenzione. le due procure, dopo il "litigi" dello scorso anno sulle competenze, si sono equamente divise i ruoli.
Al Centro Direzionale del capoluogo campano, i due pm Narducci e Beatrice, ripercorreranno, insieme a 54 indagati (48 solo a Napoli e 6 a Roma) e più di mille testimoni, gli ultimi dodici anni della storia dei campionati. Sul banco degli imputati la ormai famosa triade (Moggi, Giraudo e Bettega) e almeno due stagioni, come si legge negli atti "da evidenza giudiziaria". Il torneo 1999-2000, quello vinto dalla Lazio di Cragnotti, ma con due partite della Vecchia Signora che hanno e faranno discutere in aula, quelle contro Parma e Perugia. Ma non solo, anche quello del 2004-2005, vinto dalla Juventus di Capello ha segnate con il circolino rosso ben trentanove gare. Dodici anni, quindi, finendo anche alle ultime scoperte: le schede telefoniche che Luciano Moggi avrebbe dato agli arbitri fino all'aprile del 2006 e, guarda caso, proprio di quella stagione sei arbitri sono oggi indagati, quattro dei quali in possesso delle suddette schede. Ma non solo, all'appello mancano da giudicare alcune iscrizioni falsate alla Covisoc e dei controlli antidoping "mancati". Insomma, non si escludono ulteriori colpi di scena, come ad esempio una richiesta di revisione delle sentenze sportive il che significherebbe che la calciopoli dello scorso anno sarebbe stata solo una falsa partenza e che bisognerebbe ricominciare daccapo.
A Roma, invece, inizia il processo alla Gea World, accusata di aver distorto il mercato calcistico negli ultimi anni con pratiche ai limiti e ben oltre la legalità. Anche in questo caso è legato il nome di Moggi, ma a doppio filo visto che a capo della Gea c'era Alessandro, il figlio di Big Luciano. I pm romani Palamara e Palaia vogliono dimostrare che la maggior parte dei campionati sono stati falsati a monte visto che la Gea aveva in mano il monopolio dei giocatori, specialmente della Juventus. I due sostituti andranno poi alla caccia del famoso "tesoro" di Luciano Moggi che, secondo indiscrezioni proprio arrivate alle orecchie dei pm, sarebbe di 150 milioni di euro e chiuso nelle casseforti dello Ior, la banca vaticana.
MOGGI,PAPARESTA.........
Papà Paparesta: mia la scheda di Moggi
Bari_Non era Gianluca Paparesta a utilizzare la scheda svizzera che-secondo l'accusa-sarebbe stata distribuita da Moggi a molti arbitri. Bensì suo padre Romeo, ex fischietto di serie A e dirigente AIA. A raccontarlo ai magistrati napoletani è stato prprio l'internazionale barese nel lungo interrogatorio di inizio giugno il cui verbale è stato secretato. Per dimostrare agli investigatori che non si trattava soltanto di un tentativo maldestro di salvarsi la faccia, Paparesta jr avrebbe portato ai giudici le prove di quello che stava sostenendo: quella utenza aveva registrato chiamate anche mentre lui era in campo. Quando evidentemente, non poteva rispondere. Suo padre Romeo, inoltre, quasi come fosse una confessione, poche settimane prima aveva presentato una lettera di dimissioni all'AIA dopo quarant'anni di carriera. Due righe senza alcuna motivazione. I Paparesta non vogliono parlare-c'è il segreto istruttorio-- ripete Gianluca. E' evidente però che nella decisione dei magistrati napoletani c'è tutta la sua carriera: se decideranno di non credere alla sua versione, puntando sul rinvio a giudizio (la decisione si attende entro i prossimi giorni), difficilmente potrà tornare ad arbitrare. In caso di un'archiviazione, invece, sarà tutto più semplice. Intorno all'interrogatorio di Paparesta gira molto di più. Collaborare coi giudici e soprattutto ammettere che quelle schede esistevano per davvero, significa confermare tutto l'impianto accusatorio della Procura. E affossare definitivamente, di fatto, la posizione di Moggi e di molti tra arbitri ed ex arbitri coinvolti nell'inchiesta Calciopoli.
Giuliano Foschini, La Repubblica, pag. 57, 03-07-2007A fatica, ma con estrema decisione, la nuova dirigenza juventina assieme alla proprietà giorno dopo giorno continuano a prendere le distanze dalla vecchia dirigenza. Lo testimoniano le stesse parole del giovane rampollo di casa Fiat, John Elkann. In un’in
A fatica, ma con estrema
decisione, la nuova dirigenza juventina assieme alla proprietà giorno dopo giorno continuano a prendere le distanze dalla vecchia dirigenza. Lo testimoniano le stesse parole del giovane rampollo di casa Fiat, John Elkann. In un’intervista dichiara: “le penalità che
Anche Tardelli ha capito.......
Tardelli lascia la Juve con una dichiarazione al veleno.
Published by Liborio Butera Giugno 14th, 2007 in attualità, campionato di calcio.Proseguono le fughe
in casa Juve, dopo Deschamps, Trezeguet e forse Camoranesi, oggi è stata la volta di Marco Tardelli, l’ex campione del mondo dell’82 lascia la dirigenza della vecchia signora con una dichiarazione al veleno: “Ero entrato nel Cda bianconero con la speranza di poter fare tanti cambiamenti, non solo nella Juve ma in generale nel mondo del calcio. Ho capito che non era possibile, quindi ho aspettato il momento più opportuno per comunicare questa mia decisione“.Cosa avrà voluto lasciare intendere? Probabilmente che la linea in casa juventina continua ad essere sempre la stessa? E che il mondo del calcio è sempre un mondo marcio nonostante l’eliminazione (?) di alcune mele fetide continua a produrne altre? Molti interrogativi destinati ancora una volta a rimanere (forse) senza una risposta. La cosa che più dispiace è che una persona seria come Tardelli, almeno per adesso, non faccia più parte del mondo del calcio. Questo mondo ha bisogne di persone limpide e oneste come lui.
LA JUVE VINCEVA CON LA DROGA
Il 29 maggio
ha stabilito in via definitiva che
CALCIO-Moggifone Moggi Pairetto Arbitri Juventus Scandalo Intercettazioni
CULI .... PER LA JUVE MAI VISTI TANTI...2007

Anche quest'anno la juve si appresta a rubare lo scudetto favorita dagli arbitri e dai vari compari ,mass media ,potenti di turno, ...ecc.ecc. Poi in Europa come al solito verrà eliminata perche la non vi sono compari, o giochi come si deve o te ne torni a casa e la JUVE se ne tornerà a casa come al solito.
È ufficiale: la Juve di Vialli, Del Piero e Ravanelli era dopata!
È ufficiale: la Juve di Vialli, Del Piero e Ravanelli era dopata!
È ufficiale: la Juve di Vialli, Del Piero e Ravanelli era dopata!
La Corte di Cassazione scrive la parola fine al vergognoso feuilletton: Giraudo e Agricola sono colpevoli, la Juve vinse 3 scudetti, 1 Champions e 1 Intercontinentale barando, ma non viene punita per prescrizione del reato
Juventus: se il calcio fosse una cosa seria, dall'Albo d'oro dovrebbero sparire altri 3 scudetti.Peruzzi; Ferrara, Vierchowod, Torricelli, Pessotto; Conte (Jugovic dal 43’), Paulo Sousa (Di Livio dal 57’), Deschamps; Del Piero, Vialli, Ravanelli (Padovano dal 67’). Allenatore: Lippi. Ricordate questa formazione? È la Juventus che il 22 maggio 1996 vinse la prima e unica Champions League della sua storia (su quella dell’Heysel, meglio stendere un velo pietoso) battendo in finale a Roma, ai calci di rigore, l’Ajax di Van Gaal, Van der Sar, Davids e Litmanen. Giocatore più, giocatore meno, è lo stesso squadrone che dal ’94 al ’98 – nell’era del “Lippi-1” – sbaragliò il campo in Italia vincendo 3 scudetti su 4: nel 94-95 (il 23°), nel 96-97 (il 24°) e nel 97-98 (il 25°). Ebbene: per chi si fosse perso l’ultima puntata del romanzaccio brutto del Processo-Doping alla Juve retta, già allora, dai signori Moggi, Giraudo e Bettega, con il rampante Lippi in panchina, telenovela che in questi giorni ha visto scrivere, finalmente, la parola FINE, la notizia è: QUELLA JUVE ERA DOPATA. Al di là di ogni ragionevole dubbio, la Corte di Cassazione ha stabilito, nero su bianco, in data 29 maggio 2007, che la Juventus di Lippi e del dottor Agricola, la Juventus del fantastico tridente Del Piero-Vialli-Ravanelli (forse la più bella Juve degli ultimi 20 anni), attuò, dal ’94 al ’98, “un disegno criminoso per alterare le gare attraverso la somministrazione illecita di farmaci”, in pratica dopando i giocatori sia con sostanze proibite, sia somministrando farmaci leciti su atleti sani in modo immotivato. Unico fatto non provato: la somministrazione di eritropoietina (Epo). In pratica, la Corte di Cassazione ha stabilito in via definitiva che la Juventus, nelle persone di Antonio Giraudo, amministratore delegato, e Riccardo Agricola, responsabile dello staff medico, commise in modo continuato, per 4 stagioni, il reato di frode sportiva violando la legge 401 dell’ 89. Sentenza definitiva che aggrava quella del Tribunale che come ricorderete aveva condannato solo il medico Agricola assolvendo con formula dubitativa Giraudo. Per la cronaca: grazie all’avvenuta prescrizione del reato – sopraggiunta lo scorso 1 aprile 2007 – la Juve, pur colpevole, non può più essere punita.
Ma c’è di più. Secondo i giudici della Corte di Cassazione, anche i giocatori (citiamo testualmente) “non possono essere considerati semplici vittime” dell’operato della società. In pratica, è difficile credere – così almeno pensano i giudici – che le pratiche-doping del dottor Agricola, così lunghe, sistematiche e pesanti, siano state portate avanti senza che i giocatori si rendessero conto di quanto stava loro accadendo. E insomma, delle due l’una: o quella Juventus era una squadra di giocatori tonti, al limite dell’insufficienza mentale, che non si accorgevano di essere vittime di spericolati e scriteriati trattamenti medici, da Peruzzi a Vialli, da Ferrara e Paulo Sousa, da Deschamps a Del Piero; oppure l’allegra combriccola dei giocatori juventini, quelli che sfilarono tremebondi in tribunale balbettando tanti “non ricordo”, era complice, e consenziente, delle sconsiderate pratiche di Agricola & Company.
Proprio questa, a nostro avviso, è la novità vera che i giudici della Corte di Cassazione hanno introdotto nelle loro motivazioni. A questo punto, gli sportivi italiani (e perché no?, anche i tifosi juventini) si attendono una netta, precisa e chiara presa di posizione da parte dei campioni bianconeri di allora: Vialli e Del Piero, Ravanelli e Di Livio, Ferrara e Paulo Sousa devono spiegare, appunto, se ai tempi in cui la Juventus li dopava – com’è ormai accertato e stabilito – loro sapevano ed erano consenzienti, oppure no: nel qual caso, sono stati vittime di spericolati trattamenti, cavie di immorali esperimenti, che non avevano alcuna giustificazione medica e che hanno messo a grave repentaglio la loro salute e la loro vita (a proposito: siamo proprio sicuri che tra la gratuita e sistematica somministrazione di anti-depressivi praticata alla Juve e le disavventure capitate, l’estate scorsa, a un ex giocatore, ora dirigente, non ci sia alcun nesso?). Insomma: fossimo in loro, saremmo quantomeno arrabbiati (eufemismo) con i signori Giraudo e Agricola.
Il sipario che la Corte di Cassazione ha fatto calare sul vergognoso feuilletton ristabilisce, se non altro, alcune verità. La prima è che i 3 scudetti vinti dalla Juventus di Lippi tra il ’94 e il ’98 sono scudetti fasulli, diremmo anzi disonorevoli, di cui la Juve si dovrebbe vergognare e che dovrebbe restituire; scudetti che restano negli Albi d’Oro solo per prescrizione del reato, ma dai quali qualunque sportivo dotato di un minimo senso morale dovrebbe prendere le distanze (lo stesso dicasi, naturalmente, per la Champions League e la Coppa Intercontinentale vinte dalla Juventus nel 1996: trofei che andrebbero restituiti, con tante scuse, all’Ajax e al River Plate, e cioè ai loro legittimi vincitori morali). La seconda verità è che la Juventus che Umberto Agnelli decise di affidare chiavi in mano, nell’estate del ’94, alla leggendaria Triade composta dai gentiluomini Moggi, Giraudo e Bettega, è stata per 12 anni – 12 anni lunghi e bui - la Casa degli Orrori del calcio italiano, il luogo dove venivano perpetrati, messi a punto e realizzati i più orrendi “delitti sportivi” che mente umana abbia mai concepito. Dai giocatori dopati agli arbitri telecomandati, una vergogna senza fine, una vergogna senza limiti, una vergogna che nessuna sentenza di condanna potrà mai cancellare.
Coraggio! Per 12 anni ci hanno rifilato un polpettone avvelenato. Oggi che i giudici ce lo hanno messo nero su bianco, almeno non facciamo finta di niente...

(Paolo Ziliani)
mercoledì, 30 maggio 2007 juve sempre,juve
CONFESSIONI
HSL: Ma come funzionava coi soldi?
G: dunque facciamo un esempio: io devo arbitrare Bologna-Milan... Altri
colleghi mi hanno già "preparato" il Bologna nel senso che hanno
squalificato i giocatori giusti la giornata precedente. Vedete... per un
arbitro è facilissimo far innervosire un giocatore e poi ammonirlo ed
espellerlo per proteste. Roba da bambini signori miei... chi ha fischiato
le sa bene queste cose...HSL: poi si arriva alla partita...
G: esatto e l'arbitro fa quello che deve fare...
HSL: che deve fare?
G: fa vincere il Milan o la Juve... il Milan però ad essere onesti aveva
meno bisogno perché aveva e spendeva più soldi a comprare giocatori buoni.
Era la Juve che ci creava problemi... è molto più difficile favorire una
squadra non all'altezza...HSL: come facevate?
G: ammonendo o espellendo per falli reali ma veniali... concedendo gol
incerti... dando rigoretti o non concedendone agli avversari. Non vedendo
dei fuorigioco o vedendoli dove non ci sono. Spezzando il gioco di una
squadra avversaria che sta giocando meglio. Insomma gli si ammazzava il
gioco...HSL: e funzionava bene?
G: altroché... molto bene...
[Oliviero Beha]
categorie: calcio, blog
Juve:doping,fu frode, ma prescritta
Juve:doping,fu frode, ma prescritta
Motivazioni Cassazione,"disegno criminoso" per alterare gare

(ANSA)-ROMA,31 MAG-La prescrizione lo ha estinto, ma il reato di frode sportiva per il doping alla Juve e' stato commesso da Giraudo e Agricola. Cosi' la Cassazione. Le motivazioni della sentenza del 29 marzo chiudono la vicenda. Per la Suprema Corte, dal 1994 al 1998 i calciatori della Juventus furono oggetto di una somministrazione illecita di farmaci, nell'ambito di un "disegno criminoso" volto ad alterare del risultato sportivo attraverso il reato di frode. Non e' stato pero' provato l'uso dell'eritropoietina (Epo).
Auspici E Polimeni - Mi Manchi - Video Chistisimu - Reggina - Reggio Calabria - By me RC
moggi e biscardi e il famoso orologio
Biscardi,Moggi, e la juve...............
ODIO LA JUVE
http://www.antijuve.com/
UN SITO PER CHI ODIOA LA GIUVE
JUVE,LE INGIUSTIZIE CONTINUANO.....
| Gussoni: arbitro Juve? Fuori forma |
| "Avrei fatto bene a tener fermi sia Ayroldi che Marelli" |
(ANSA) - ROMA, 13 MAG - "Ayroldi e Marelli erano piuttosto fuori forma, avrei fatto bene a tenerli in panchina". Lo dice il capo degli arbitri Cesare Gussoni. A scatenare le polemiche la contestata direzione di Rimini-Bari da parte dell'arbitro Marelli, ma soprattutto quella di Juve-Bologna da parte di Ayroldi, 'reo', tra l'altro, di aver concesso un rigore dubbio ai bianconeri. "Il rigore? Non scendo nel dettaglio -spiega il presidente dell'Aia- ma dico che errori sono stati commessi da una parte e dall'altra". |
ANCORA JUVE
Maurizio Capobianco col club dall'84 al 2005 e ora in causa: soldi
a dirigenti Figc, giornalisti e persino ai tifosi. Tramite la Semana srl di Giraudo...
Ex dirigente della Juve rivela
"Così Moggi pagava gli arbitri"
di MARCO MENSURATI
Fino ad oggi, le inchieste erano accusate tutte di avere un punto debole: non si capiva per quale motivo, al di là di evidenti interessi di carriera e di posizione, gli arbitri italiani avrebbero dovuto rendere servigi a Moggi & co. Ora, per la prima volta, si capisce come gli arbitri "venivano ripagati". Spiega Capobianco: "Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc".
Beni di ingente valore?
"Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela".
Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto?
"Sono tutte cose che, all'occorrenza, posso dimostrare".
A quando risalgono i casi in questione?
"Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell'anno '95".
Chi sono questi arbitri?
"Questo non ho intenzione di dirlo, al momento".
Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili?
"20-25 milioni di lire, per ogni "gratificazione"".
Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve.
"Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve".
Quei "beni" erano destinati a loro?
"Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire".
Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso?
"Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni".
Cominciamo dai giornalisti?
"Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce".
Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto?
"Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco".
Cosa si poteva dire?
"Che attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l'acquisto di coreografie, striscioni e quant'altro".
A cosa serve la Semana?
"Gestisce tutte le attività che ruotano attorno allo stadio e agli impianti. Cosa che, almeno fino a quando c'ero io, ovvero marzo 2006, faceva a prezzi maggiorati del 20%, così come il contratto oltremodo oneroso stipulato con Juventus prevedeva. Va detto che la Semana è per il 30 per cento della Juve, per l'altro 70 di una ragnatela di fiduciarie che portano a Giraudo".
Che però adesso non ha più nulla a che vedere con la Juventus.
"Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C'è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini".
Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi?
"Sì. È ancora lì. Fa l'osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell'ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo..."
Non si è mai accorto della rete svizzera di Moggi?
"Solo frammenti... Una volta viene da me la signora Gastaldo, ex-dirigente amministrativa e mi dice: "Questo Bertolini, ma che ci fa con tutte 'ste schede svizzere?"... Era disperata perché Bertolini quando riceveva l'ordine da Moggi andava da lei, prendeva tre-quattro mila euro in contanti e se ne andava in Svizzera. E così rimaneva un buco nella cassa. E la signora Gastaldo (in società fino al 2005, ndr), che è una persona molto seria e pignola, un paio di volte ricordo che mi chiese di vendere a privati degli orologi e dei preziosi della società per colmare il buco creato".
Sembra esserci un rapporto strano tra gli orologi e la Juventus...
"In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche più prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità".
Parliamo delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l'ha mai visto?
"Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all'inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina".
Le istituzioni.
"Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l'Uefa, '97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì".
La Gea.
"Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c'era la Gea".
Si rende conto che questa intervista a Torino rischia di renderla impopolare?
"I primi dieci anni alla Juventus sono stati i dieci anni più belli della mia vita professionale. Penso che il mio contributo di verità sia dovuto".
(11 maggio 2007)
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art.2: art.3: art. 4: art. 5: art. 6: |





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MOGGI A JALTA 





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